Svolta nell’ambito dell’inchiesta urbanistica a Milano: gli otto imputati accusati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva sono stati assolti.
Sono stati assolti tutti gli otto imputati accusati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva nell’ambito dell’inchiesta urbanistica a Milano. La decisione è stata presa dalla giudice Paola Braggion della settima penale ed è arrivata al termine della prima sentenza a cui si è giunti dopo l’inchiesta aperta dalla Procura di Milano sulla gestione urbanistica, ovvero il caso del grattacielo Torre Milano di via Stresa.

Inchiesta urbanistica a Milano: assolti gli imputati
Tutti assolti perché il fatto non costituisce reato. Questa è stata la decisione del tribunale di Milano sugli 8 imputati per abuso edilizio e lottizzazione abusiva nella prima sentenza arrivata dopo una delle tante indagini aperte dalla procura di Milano sulla gestione urbanistica, ovvero il caso del grattacielo Torre Milano di via Stresa. La giudice Paola Braggion della settima sezione penale ha preso questa decisione. La pm Marina Petruzzella aveva chiesto 8 condanne e anche la confisca della Torre.
La richiesta dell’accusa e l’assoluzione piena
La pm aveva chiesto, oltre le codanne el la confisca della Torre, per quei due reati contravvenzionali le pene più alte di 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda anche per altri due imputati, ossia Franco Zinna, ex dirigente della Direzione urbanistica milanese, e Gianni Maria Beretta, architetto e progettista.
Inoltre, come sottolineato anche da Open, erano stati chiesti due anni di arresto e 30mila euro di ammenda per Francesco Mario Carrillo e Maria Chiara Femminis e un anno di arresto e 16mila euro di ammenda per Pietro Ghelfi, tre ex funzionari dello Sportello unico edilizia.
Alla fine, però, tutti e otto gli imputati sono stati assolti con formula piena. Le motivazioni arriveranno tra 90 giorni. Il Comune, parte offesa per i pm, non si era costituito parte civile. Secondo le indagini e l’accusa, per costruire quella Torre di oltre 80 metri e 24 piani, come in altri casi, era stata usata una Scia con atto d’obbligo, ossia un’autocertificazione, invece che un piano attuativo con convenzione urbanistica, che avrebbe preso in considerazione gli annessi servizi da garantire nell’area. Stando ai pm, una nuova costruzione era stata “trasformata” come una ristrutturazione. Tale ipotesi, va detto, riguarda tanti altri procedimenti ma che, almeno in questo caso, è stata annullata dal verdetto dei giudici.